2007-2009, crisi del mercato immobiliare
Scritto Martedì 29 Settembre 2009 da Antonella Pagani
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A due anni dall’inizio ufficiale della crisi, le quotazioni in Italia del mercato immobiliare sono calate in media del 15% se si considerano solo le grandi città e del 20% se si comprendono anche i centri dell’hinterland e della provincia. Nelle città, la crisi ha colpito soprattutto le zone periferiche o semi-centrali, mentre hanno tenuto i prezzi degli immobili di pregio e del centro storico. Gli esperti ritengono che prima della fine della crisi, prevista per inizio 2011, le quotazioni scenderanno ancora di un altro 10%, raggiungendo così quella flessione complessiva del 20-25% pronosticata dal Fondo Monetario Internazionale. Previsioni più rosee per le compravendite, che dovrebbero riprendere quota già dalla primavera del 2010.
Ottobre 20th, 2009 at 8:57 am
Oggi si contano, nel residenziale,in Italia, almeno 250.000 nuovi alloggi ultimati o in fase di ultimazione in attesa di essere venduti, e 50.000 solo in Lombardia.
Tra l’altro gli ingenti investimenti edilizi che si stanno impostando in alcune citta’, fra le quali Milano, per operazioni di trasformazione urbanistica e di sostituzione edilizia, che beneficieranno anche dei premi volumetrici previsti dalle diverse leggi regionali, rischiano di inflazionare il mercato con un’offerta esorbitante di nuovo prodotto edilizio.
Il mercato dunque manterra’ una certa stabilita’ dei prezzi e dei valori se non si innalzera’ sensibilmente il cosiddetto flottante (l’ammontare annuale delle transazioni relative agli investimenti non strutturali; cioe’ legati all’utilizzazione diretta dell’immobile) che storicamente si è aggirato attorno all’ 1-1,5 % del valore dello stock immobiliare complessivo.
Questo innalzamento puo’ derivare o da una sovraproduzione edilizia, o dall’esigenza dei proprietari di monetizzare l’investimento a causa della crisi economica in atto, ovvero ancora dallo scarso interesse economico a mantenerlo a causa di una riduzione della remunerativita’ odell’aumento dei costi di gestione e del carico fiscale.
Ebbene è opportuno che questi investitori non siano dissuasi dal mantenere in vita il proprio investimento dalla permanenza di politiche fiscali punitive.
Si potrebbe diversamente innescare un effetto domino assai preoccupante.